Siena e l'aeroporto della discordia battaglia per salvare le colline


Ambientalisti e lord inglesi sulle barricate. Stop al progetto
di GIOVANNI VALENTINI

SIENA - Le visite del pubblico ai giardini di Villa Chigi, costruita alla fine del Seicento per celebrare l'elezione di papa Alessando VII e oggi proprietà di Lord Lambton, al momento sono sospese. Ma basta allungare il collo oltre il cancello dell'ingresso per scorgere sulla facciata un grande lenzuolo bianco con la scritta: "No ampliamento di Ampugnano", con la sagoma nera di un aeroplano che attraversa la "O" per simulare un segnale di divieto. Evidentemente, neppure il ricco gentiluomo inglese che si divide fra Londra e questa storica dimora toscana vuole che ora il piccolo aeroporto nel Comune di Sovicille, insediato negli anni Trenta come scalo militare in un'ex palude ai piedi delle colline senesi, venga esteso e ingrandito per diventare un aeroporto commerciale di linea.

Forzando il paragone, equivarrebbe ad aprire una pista d'atterraggio in via dei Fori Imperiali, tra il Colosseo e piazza Venezia, a Roma; oppure, a installare un eliporto in piena piazza del Duomo, a Milano. Un'offesa al paesaggio e alla natura, insomma. Una minaccia per l'ambiente e per la salute della popolazione locale. E anche un attentato a quello straordinario patrimonio di edifici e costruzioni antiche, beni culturali e opere d'arte di cui abbonda questo cantone del Belpaese. Ma, proprio in coincidenza con la crisi della nostra gloriosa compagnia di bandiera, il caso assurge a paradigma nazionale di un'assurda tendenza a disseminare mini o addirittura micro-aeroporti su tutto il territorio, a 50-60 chilometri l'uno dall'altro, piuttosto che potenziare i collegamenti - ferroviari e stradali - con gli scali più grandi già in funzione.

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