Napoli, un’emergenza rifiuti voluta? Paola Nugnes ci scrive

Da tempo mi interrogo sui problemi gravissimi che affliggono la mia regione, e da mesi, necessità virtù, mi documento, con visite ai siti, letture delle produzioni e dei documenti, partecipazioni ai dibattiti presso le Università, dibattiti sul meet up.
Ho avuto modo di formulare una mia personalissima e contestabile opinione, che spero vorrete pubblicare, in quanto tale.
La gente non vuole gli inceneritori, neanche gli inceneritori modello, perchè ormai sa che oltre la diossina essi producono le nanoparticelle, altamente inquinanti e cancerogene. Gli inceneritori d'altro canto non eliminano la spazzatura, ma la "riducono" ad un terzo del volume, dopo occorre smaltire la parte restante che è altamente inquinante. L'inceneritore di Acerra realizzato, per l'emergenza, in deroga ad una Valutazione di Impatto Ambientale, è stato costruito, in una zona riconosciuta per essere ad alto tasso di inquinamento. Con una regolare V.I.A. non sarebbe stato possibile realizzarlo in quella zona. La commissione parlamentare di inchiesta ha valutato che l'impianto deve essere revisionato per poter entrare in funzione, ossia occorre abbassare il livello di inquinamento prodotto in esercizio, e nel contempo sono necessarie manovre atte ad abbassare il livello di inquinamento ambientale acerrano (marzo 2006).


Ma cosa sarebbe accaduto se nella Regione si fosse provveduto ad una corretta raccolta differenziata, con adeguata informazione dei cittadini, con incentivi alle aziende di riciclo? Cosa sarebbe accaduto, se accettando indicazioni, pur pervenute, da accademici incaricati, di siti di stoccaggio idonei, si sarebbero realizzate discariche, come legge prescrive, lontane dai centri abitati almeno 5 km, lontane da zone produttive, non a contatto con falde acquifere? Lontane da pascoli e aree agricole? La gente avrebbe continuato a non volere gli inceneritori e men che mai quello di Acerra, concepito in un’area già altamente inquinata e devastata da rifiuti tossici del nord sversati dalla camorra per decenni nelle campagne intorno. Cosa sarebbe accaduto se l'emergenza fosse durata, che dico: sei mesi! come doveva durare e non 14 anni? Se Pianura dopo la chiusura di 11 anni fa fosse stata veramente risanata, e come la Variante al P.rg prevede fosse diventata un parco con destinazione sportiva prevalente, e con aree boschive e maneggi e campi da golf? Non si sarebbe costruito nessun inceneritore.
A “Primo Piano”su Raitre, in un clima da guerra civile, non si parla di differenziata porta a porta; non si parla di obbiettivo rifiuto zero; non si parla di siti di stoccaggio a norma di legge; non si dice che non abbiamo impianti di CDR ma solo tritovagliatori; non si invitano i Comitati e le assisi cittadine, non si ascoltano le loro proposte, le loro ragioni, no! Si parla finalmente di Inceneritori! di quello di Acerra, del quale si tacciono i motivi per i quali non è ancora in funzione, ma si parla di un inceneritore possibile a Salerno, e perchè no, di uno anche a Napoli. Perché producono meno diossina che una strada trafficata, ci dicono. Certo, come mi insegna il professor Martella, le automobili, che inquinano moltissimo, si intende, non producono affatto diossina. Ma a Brescia, e Napoli non è Brescia, dove hanno un inceneritore modello, si è trovata la diossina nella mozzarella. L'emergenza rifiuti è un piano ben architettato perchè al fine la gente invochi gli inceneritori. Perché al fine esasperata scenda in strada e invochi il Dio Inceneritore. E chi gestirà gli inceneritori? Ci dicono una azienda francese, probabilmente. La Veolia? Che poi si occuperà anche dell'acqua? Certamente non la ASIA, che è a partecipazione pubblica, perché l'appalto prevede un capitale netto annuo di almeno 500.000.000 euro e questo fa automaticamente fuori la ASIA. Ma dove sono finite le assicurazioni del Comune di mantenere pubblica la gestione dell'immondizia, delle utility da esse derivate e dell'acqua?
Paola Nugnes

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