Firenze. Osmannoro-Chinatown, terra di nessuno


In fondo a via Baracca comincia la strada in direzione Campi-Prato. Oltre il mostro in cemento armato della ferrovia sopraelevata, che copre orribilmente la vista sulla piana fiorentina, è come entrare in una sorta di terra di nessuno: una distesa a perdita d’occhio di fabbriche piccole e grandi, snack bar, filiali di banche e rivenditori d’automobili. Al bar self-service della rotonda per l’A1, e siamo già all’Osmannoro, sanno che nelle strade traverse si può vedere la comunità cinese da vicino. In via Buozzi l’ingresso d’un prefabbricato rimanda ai mitici personaggi dei cartoni animati. La scritta dice: Min Min, Timmy, Lin Lin. Non lontano lampeggia la torre di controllo dell’aeroporto di Peretola. La porta è aperta. Si può entrare.

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